ricette napoletane

mercoledì, maggio 03, 2006

mercoledì, aprile 26, 2006



Le origini di Napoli

Napoli è una delle città più antiche dell’Occidente e, come tale, ben poco si sa sulle vicende storiche che caratterizzarono la sua origine. Ma come tutte le città dell'antichità (Babilonia, Troia, Roma), che vantano tradizioni mitologiche e leggende sulla sua origine, anche la nascita di Napoli è celata dal suggestivo velo del mito e della leggenda.E´ difficile trovare una versione comune alle tante storie che hanno arricchito il patrimonio di leggende sull'origine di Napoli: studiosi e letterati, nel corso dei secoli, si sono sbizzarriti ad illustrare con estro e fantasia innumerevoli racconti, arricchendo ogni versione di particolari e nuovi personaggi. Ma protagonista di tutte le leggende sulla fondazione di Napoli è sempre la mitica sirena Partenope che, caduta vittima dell’astuzia di Ulisse, abbandonò adirata il temibile scoglio delle sirene per giungere all’isolotto di Megaride, che accoglie l’attuale Borgo Marinaro, in via Partenope.
Dal fascino del mito, si può passare alla realtà della ricerca storica che ci ha affidato alcune certezze sulle origini della città: la prima colonizzazione del Golfo di Napoli risale a circa 3000 anni fa, al IX secolo a.C., quando viaggiatori e mercanti provenienti dalla Grecia e dall'Anatolia, attratti dalle ricchezze minerarie dell'alto Tirreno, fondarono una prima colonia a Pithecusa (l'attuale isola di Ischia) e successivamente si spostarono sul litorale flegreo proprio di fronte alle coste ischitane, dove sorse Cuma.
Successivamente, nel V secolo a.C., un gruppo di coloni provenienti da Cuma si insediò nell'area compresa tra l'isolotto di Megaride (dove oggi sorge il Castel dell'Ovo) ed il Monte Echia (l'odierna collina di Pizzofalcone) fondando la città di Partenope. Iniziava così la storia di Napoli.Alcuni studiosi sostengono che la città di Partenope non fosse altro che un limitato agglomerato urbano e non una vera „polis“ greca. Ma in quanto avamposto commerciale dell'allora potente Cuma, rimase coinvolta nelle guerre tra Etruschi e Cumani. Quest'ultimi decisero allora di fondare una vera e propria città scegliendo una zona più interna e meglio protetta, quella che oggi è occupata dal Centro Storico di Napoli.La nuova città, distante soltanto un paio di chilometri dalla vecchia, sorse nel 475 a.C. e fu chiamata Neapolis (= città nuova) per distinguerla dalla vecchia Partenope che fu così ribattezzata Palepolis (= città vecchia)Nel 438 a.C., nella decisiva battaglia che i Sanniti vinsero contro i Cumani, la città di Cuma fu occupata perdendo così l'antico ruolo di potenza commerciale dell'Italia meridionale, che fu allora progressivamente assunto da Neapolis.

Zeppole (pasta crisciuta!)
Ingredienti:
200 g di farina
150 g di acqua
sale
1 lievito di birra.
Preparazione:
Sciogliere il lievito nell'acqua tiepida(mai bollente).In una ciotola mettere la farine e aggiungervi l'acqua e il sale lavorando l'impasto a lungo.( l'impasto è abbastanza liquido)Se vi piace potete aggiungervi pezzettini di fiori di zucca oppure le alghe tagliate piccoline.Con un cucchiaio bagnato in acqua calda prendete l'impasto e friggetelo in olio bollente ... a fine cottura salate.

BUON APPETITO!
Vermicelli alla pizzaiola
Ingredienti:
400 gr di vermicelli
400 gr di pomodori maturi
olio extravergine d'oliva
uno spicchio d'aglio
origano

pepe e sale
Preparazione:
Mettere al fuoco una casseruola con alcune cucchiaiate di olio e lo spicchio di aglio tritato; rosolate per un istante poi unite i pomodori pelati e spezzettati, sale e pepe. Lasciate cuocere per circa 20 min.Nel frattempo lessate i vermicelli scolandoli al dente.Condirli con la salsa preparata e spolverizzarli con abbondante origano; mescolate e servite.

lunedì, aprile 24, 2006


I PANZAROTTI
Ingredienti:
1/2kg di patate
4 uova
provola affumicata
parmiggiano
pangrattato
sale e pepe
Preparazione:
Lavare le patate e sbollentarle con la buccia,dopo spellarle e passarle ottenendo una purea.Poi aggiungi i 4 rossi d'uovo tenendo l'albume in un piatto,mettere poi tutti gli ingredienti formaggio,sale,pepe,e con le mani impastare poi prendere un po di impasto e mettere la provola a pezzettini dentro,dare la forma poi passarli nell'albume montato aneve e nel pangrattato.Infine friggerli in abbondante olio caldo.Servirli caldi.

BUON APPETITO!

martedì, aprile 11, 2006

GLI ANTIPASTI PASQUALI

A napoli come in altre regioni d'Italia,a Pasqua come a Natale non possono mancare gli antipasti,sicuramente a Natale ne sono di più ma a Pasqua sono molto più calorici e consistenti.
Si inizia dagli affettati:
salame dolce
salame piccante
capocollo
formaggio piccante
formaggio dolce
ricotta salata
uova sode
sott'olio
sott'aceti.
E poi un'altra prelibatezza dell'antipasto pasquale sono i carciofi scaldati che vengono preparati così:

Ingrdienti:
carciofi belli larghi tondi
prezzemolo
aglio
sale
Preparazione:
Togliere la parte dura dei carciofi ,pulirli bene,aprire il lato di sopra ed aggiungere aglio e prezzemolo scaldarli in una pentola alta colma di acqua salata e cuocerli per una mezz'ora.
Dopo servirle fredde con olio e sale nel piatto e pucciare ogni fogli dentro l'olio e mangiare.

BUON APPETITO!

venerdì, aprile 07, 2006

LA PASTIERA
Si stà avvicinando la pasquaed uno dei dolci più invidiati d'Italia è la nostra Pastiera,che si prepara il venerdi Santo,perchè tradizione vuole così.

STORIA DELLA PASTIERA IN RIMA
A Napule regnava Ferdinando
Ca passava e' jurnate zompettiando;
Mentr' invece a' mugliera, 'Onna Teresa,
Steva sempe arraggiata. A' faccia appesa
O' musso luongo, nun redeva maje,
Comm'avess passate tanta guaje.
Nù bellu juorno Amelia, a' cammeriera
Le dicette: "Maestà, chest'è a' Pastiera.
Piace e' femmene, all'uommene e e'creature:
Uova, ricotta, grano, e acqua re ciure,
'Mpastata insieme o' zucchero e a' farina
A può purtà nnanz o'Rre: e pur' a Rigina".
Maria Teresa facett a' faccia brutta:
Mastecanno, riceva: "E' o'Paraviso!"
E le scappava pure o' pizz'a riso.
Allora o' Rre dicette: "E che marina!
Pe fa ridere a tte, ce vò a Pastiera?
Moglie mia, vien'accà, damme n'abbraccio!
Chistu dolce te piace? E mò c'o saccio
Ordino al cuoco che, a partir d'adesso,
Stà Pastiera la faccia un pò più spesso.
Nun solo a Pasca, che altrimenti è un danno;
pe te fà ridere adda passà n'at' anno!"

RICETTA
Ingredienti:
500g di ricotta
300g di zucchero
1 barattolo di grano
4 uova
1bottiglina di millefiori
vanillina e cannella
pasta frolla
crema pasticcera
Preparazione:
Prima di tutto fare la crema pasticcera con:
1/2l di latte
3 rossi d'uovo
300g di zucchero
80g di farina
1buccia di limone
vanillina
Preparazione:
riscaldare il latte con la buccia di limone e la vanillina,nel frattempo sbattere i rossi con lo zucchero,poi unire la farina sciolta in un pò di latte caldo mescolare bene ed aggiungere il latte tiepido,poi infine mettere il tutto sul fuoco e girare fin quando nn si addensa.Lasciar raffreddare.
Poi per la pastiera cuocere il grano con 100g di zucchero,un cucchiaio di sugna o di margarina,la buccia di limone e unbicchiere di latte,lasciar cuocere.Nel frattempo prepara la pasta frolla con
200g di farina
100g di zucchero
100g di burro ammorbidito
2 rossi d'uovo
1 bustina di vanillina
Preparazione:
mettere la farina a fontana su di un tavolo unire tutti gli ingredienti e lavorare bene ma nn troppo altrimenti con il calore delle mani nn viene bene.Dopodichè avvolgerlo nella pellicola e lasciar riposare una mezz'ora in luogo fresco(meglio in frigo).
Mentre la pasta frolla riposa, passa il grano cotto nel passaverdure e unisci ricotta,uova e così via tutti gli ingredienti,compresa la crema pasticcera fatta prima,(è una mia variante),ma vi assicuro che è davvero ottima così,però chi vuole la classica pastiera napoletana può pure non mettere la crema ed è molto buona anche così.Passata la mezz'ora prendi la pasta frolla e stendila con il mattarello in una sfoglia nè troppo sottli nè troppo doppia,mettila in una terrina tonda aggiustandola con le mani e mettere tutto il composto dentro,con altra pasta frolla fare delle striscioline di circa 20cm larghe e lunghe fino a fuori il bordo della terrina che poi con le mani aggiusterete mettendole dentro per bene.
Cuocere in forno a 180°per circa 2-2,30 ore,quando vedrete che e bella scura sopra la tolgliete,lasciate raffreddare e prima di servire cospargetela di zucchero a velo.

BUON APPETITO!

mercoledì, aprile 05, 2006


O' RAU'(RAGU')

La leggenda legata al famoso ragù napoletano, decantato anche dal grande de Filippo in una sua poesia dal titolo appunto 'o rrau'A Napoli alla fine del 1300 esisteva la Compagnia dei Bianchi di giustizia che percorreva la citta' a piedi invocando "misericordia e pace". La compagnia giunse presso il "Palazzo dell'Imperatore" tuttora esistente in via Tribunali, che fu dimora di Carlo, imperatore di Costantinopoli e di Maria di Valois figlia di re Carlo d'Angio'.All'epoca il palazzo era abitato da un signore che era nemico di tutti, tanto scortese quanto crudele e, che tutti cercavano di evitare. La predicazione della compagnia convinse la popolazione a rappacificarsi con i propri nemici, ma solo il nobile che risiedeva nel "Palazzo dell'Imperatore" decise di non accettare l'invito dei bianchi nutrendo da sempre antichi e tenaci rancori. Non cedette neanche quando il figliolo di tre mesi, in braccio alla balia sfilò le manine dalle fasce ed incrociandole grido' tre volte: "Misericordia e pace". Il nobile era accecato dall'ira, serbava rancore e vendetta, ed un giorno la sua donna, per intenerirlo gli preparo' un piatto di maccheroni. La provvidenza riempi' il piatto di una salsa piena di sangue. Finalmente commosso dal prodigio, l'ostinato signore, si rappacifico' con i suoi nemici e vesti' il bianco saio della Compagnia. Sua moglie in seguito all'inaspettata decisione, preparo' di nuovo i maccheroni, che anche quella volta come per magia divennero rossi. Ma quel misterioso intingolo aveva uno strano ed invitante profumo, molto buono ed il Signore nell'assaggiarla trovo' che era veramente buona e saporita.La chiamo' cosi' "raù" lo stesso nome del suo bambino.


'O'RRAU'

La poesia di EduardoEduardo De Filippo rende omaggio, con una sua poesia al ragù napoletano nella sua commedia Sabato, domenica e lunedì.

'O 'rraù'O rraù ca me piace a mem'
'o ffaceva sulo mammà.
A che m'aggio spusato a te,
ne parlammo pè ne parlà.
io nun songo difficultuso;
ma luvàmmel' 'a miezo st'uso

Sì,va buono:cumme vuò tu.
Mò ce avéssem' appiccecà?
Tu che dice?Chest' 'è rraù?
E io m' 'o mmagno pè m' 'o mangià...
M' ' a faja dicere na parola?...
Chesta è carne c' ' a pummarola


La Ricetta:
Il ragù non è la carne ca' pummarola. come recita la poesia di Eduardo.Non è di facile realizzazione ed inoltre per essere saporito come quello della mamma del de Filippo richiede una lunghissima cottura.Attualmente si usa chiamare ragù un sugo di pomodoro nel quale si è cotta della carne.Il ragù, come recita Eduardo,veniva cotto su di una fornacella a carbone e doveva cuocere per almeno sei ore!La pentola in cui si dovrebbe cuocere è un tegame di creta largo e basso, e per rimestarlo occorre la cucchiarella di legno.Il ragù napoletano è il piatto tipico domenicale e base per altre pietanze altrettanto saporite, come ad esempio la tipica lasagna che a Napoli viene preparata con il ben di Dio durante il periodo di Carnevale.

Ingredienti:
1 kg. di spezzatino di vitello
2 cipolle medie
2 litri di passata di pomodoro
un cucchiaio di concentrato di pomodoro
200 gr. di olio d'oliva
6 tracchiulelle ( ovverosia le costine di maiale)
1/4 di litro di vino rosso preferibilmente di Gragnano
basilico, sale q.b.
Preparazione:
E' consigliabile preparato il giorno prima mettendo la carne nel tegame, unitamente alle cipolle affettate sottilmente e all'olio. Carne e cipolla dovranno rosolare insieme: la prima facendo la sua crosta scura, le seconde dovranno man mano appassire senza bruciare. Per ottenere questo risultato, bisogna rimanere ai fornelli e sorvegliare la vostra "creatura",pronti a rimestare con la cucchiarella di legno,e bagnare con il vino, appena il sugo si sara' asciugato: le cipolle si dovranno consumare, fino quasi a dileguarsi. Quando la carne sara' diventata di un bel colore dorato, sciogliete il cucchiaio di conserva nel tegame e aggiungete la passata di pomodoro.Regolate di sale e mettete a cuocere a fuoco bassissimo, il ragù dovra', come si dice a Napoli, pippiare parola onomatopeica che ben descrive il suono del ragu' che cioe' dovra' sobbollire a malapena a quel punto coprirete con un coperchio sul tegame, senza chiuderlo del tutto.Il ragù adesso dovra' cuocere per almeno tre ore, di tanto in tanto rimestatelo facendo attenzione che non si attacchi sul fondo


IL BABA'
Ingredienti:
250 g farina americana (manitoba)
25 g zucchero
75 g burro ammorbidito
5 g sale
5 uova
1 lievito di birra
1 l acqua
400 g zucchero
1 buccia di limone
rum
Preparazione:

Mettere nella ciotola girevole dellimpastatrice la farina, lo zucchero, il burro a pezzettini, il sale e il lievito sbriciolato. Avviare le fruste e miscelare il tutto. Aggiungere le uova ad uno ad uno (solo quando il precedente è stato assorbito). ATTENZIONE!!!!! Passaggio delicato:La pasta deve risultare elastica e rimanere attaccata alle fruste. Per ottenere ciò è importante la quantità di uova: se sono grandi mettere le prime quattro, sempre uno alla volta, ed eventualmente aggiungerne un po' del quinto.Impastare con le fruste fino a che la pasta non sale sulle fruste sino a ricoprirne quasi le aste e non risulti gommosa. Per verificarlo prendere un pizzichino di pasta tra l'indice e il pollice e allargare le dita: se sembra gomma è pronta.Far crescere la pasta nella ciotola stessa sino a che non raggiunga il bordo.Trasferire in uno stampo imburrato con buco centrale e far crescere di nuovo fino a raggiungere i bordi.Infornare in forno caldo a 180°C per circa 20 minuti.Preparare il bagno:Scaldare l'acqua, lo zucchero, la buccia di limone e il rum (la quantità dipende dai gusti) fino a far sciogliere lo zucchero. Eliminare la buccia del limone.Mettere il babà su una grata (io uso qualla del forno) e poggiarla su una teglia o un recipiente bello grande.Praticare dei fori con uno stuzzicadenti sulla superfice superiore del babà (quella più lucida) e cominciare a bagnare usando un mestolo. Girare il babà e continuare a bagnare più volte.Quando il bagno termina recuperarlo dalla teglia su cui poggia la grata (serve a questo), eventualmente riscaldarlo nuovamente e continuare a bagnare il babà.Lasciare poi gocciolare il babà sulla grata per qualche ora.Servire le fettine di babà aggiungendo ancora altro liquido (che sarà stato messo a parte) se necessario o gradito.

LA STORIA DEL BABA'
“C’era una volta....un Re, diranno i miei piccoli amici”. Così comincia Pinocchio, una delle favole più belle della storia.
Nella storia del babà il Re c’è davvero, e non è un personaggio fiabesco: è nientedimeno che Stanislao Leszczinski, re di Polonia dal 1704 al 1735.
Stanislao era diventato re a meno di trent’anni, grazie all’appoggio di Carlo XII di Svezia. Qualche anno dopo (era il 1735) Pietro il Grande, Zar di tutte le Russie, si dimostrò molto più grande del re svedese e di quello polacco: insieme ai suoi alleati, la Prussia e l’Austria, mosse loro guerra, e li sconfisse. Stanislao però non era uno qualunque. Era il suocero di Luigi XV di Francia, che aveva sposato sua figlia Maria. Per questo motivo, dopo averlo detronizzato, come contentino gli diedero il Ducato di Lorena. Lui non ne fu troppo contento, ma si adeguò.
Privato del Regno di Polonia, e costretto in un quel piccolo regno privato, Stani si annoiava. Siccome c’aveva un sacco di tempo libero, si circondò di filosofi e scienziati, e si mise a studiare. Studia che ti studia, finì per mettere a punto un programma di collaborazione internazionale e di integrazione europea: la prima versione della UE, a memoria d’uomo.
Sulla carta, il progetto era splendido, ma l’ex monarca sapeva di non avere alcuna possibilità di attuarlo: era senza corona, e quindi senza alcun peso.
Questo stato di cose gli dava molta amarezza. Per combatterla, Stanislao aveva bisogno tutti i giorni di qualcosa di dolce. Accontentarlo,però, non era facile: i pasticcieri lorenesi dovevano lambiccarsi continuamente il cervello per preparargli qualcosa di nuovo.
Ma di fantasia ne avevano pochina, e così due giorni su tre al povero ex sovrano veniva servito il “kugelhupf”, un dolce tipico di quel territorio, fatto di con farina finissima, burro, zucchero, uova e uva sultanina. All’impasto veniva aggiunto lievito di birra, fino ad ottenere una pasta soffice e spugnosa. Stanislao il kugelhupf non lo poteva soffrire. Non che fosse cattivo: ma era, come dire, un po’ fesso, privo di personalità. E poi era asciutto, ma così asciutto che si appiccicava al palato. E non gli piacque nemmeno quando fu bagnato con una salsa di vino Madera, zucchero e spezie.
Spesso non l'assaggiava nemmeno.
Poi tornava ai suoi progetti per un mondo più giusto, senza vincitori né vinti (così quei maledetti che l’avevano sbattuto laggiù sarebbero stati serviti).
Insomma, Stanislao Leszczinski viveva in una prigione: dorata, ma pur sempre una prigione. E’ comprensibile perciò che ogni tanto, per non pensare al passato, che gli faceva tristezza, e al futuro, che gli faceva paura, alzasse un po’ il gomito.
Fedele ai suoi ideali di uguaglianza, beveva di tutto: a cominciare dai vini della Mosa e della Mosella, orgoglio della Lorena. Ma poichè da quelle parti gli inverni sono lunghi, freddi e nevosi, spesso gli ci voleva qualcosa di più forte. E lui l’aveva trovato: era il rhum, un’acquavite derivata dalla canna da zucchero, importata dalle Antille. Era buono, era tosto, e quindi era proprio quel che ci voleva.
Un giorno Stanislao, che aveva già ingollato vari bicchierini di rhum, si accorse di avere una gran voglia di un buon dolce. Di qualcosa di veramente speciale. Perciò, quando il suo maggiordomo gli piazzò sotto il naso l’ennesima porzione di kugelhupf, l’allontanò rabbioso.Poi impadronitosi del piatto che il servitore teneva timoroso tra le mani, lo scagliò sulla tavola, lontano da sé.
Il piatto terminò la sua corsa contro la bottiglia di rhum posata lì accanto, e la rovesciò. Prima che qualcuno potesse intervenire a risollevarla, il liquore aveva completamente inzuppato il kugelhupf.
Sotto gli occhi ancora corrucciati di Stanislao ebbe luogo una straordinaria metamorfosi: la pasta lievitata dell’insipido dolce lorenese, per solito di colore giallastro, assunse rapidamente una tonalità calda, ambrata, e un profumo inebriante comincò a diffondersi intorno.
Nella sala da pranzo c’era un silenzio che si sarebbe potuto tagliare col coltello. Invece Stanislao, sotto lo sguardo stupefatto della servitù, sollevò il cucchiaino d’oro (la mano gli tremava un po’), prelevò qualche frammento di questa Chimera: di quest’ibrido che si era materializzato sotto i suoi occhi, e lo portò alla bocca.
Quel che provò lo sappiamo. Lo abbiamo provato tutti la prima volta che lo abbiamo assaggiato il babà. Perché nessuno può dimenticare il primo istante in cui si è trovato faccia a faccia con Lui (nessuno, tranne i napoletani: in genere, per loro questo momento arriva quando sono troppo piccoli per ricordarsene).
Fu questa, una giornata memorabile per l’umanità.
All’invenzione casuale del dolce inventato dal Re polacco tra le brume della Lorena: mancava il nome.Fu sempre Re Stanislao a dedicare questa sua creazione ad Alì Babà, protagonista del celebre racconto tratto da “ Le Mille e Una Notte”. Libro che il sovrano amava leggere e rileggere nel suo lungo soggiorno a Luneville .
Il babà da Luneville arrivò presto a Parigi,alla pasticceria Sthorer. Qui in tanti lo conobbero e lo apprezzarono. A portarlo successivamente a Napoli,dove assunse la forma definitiva assai caratteristica (quella di un fungo) furono i “monsù”,chef che prestavano servizio presso le nobili famiglie napoletane.
E da allora il babà elesse Napoli a proprio domicilio stabile. Un’ultima considerazione: nella cucina napoletana esiste più d’un dolce che – per il suo sapore – “po’ ghì annanz’o Rre”: può essere presentato al re. Ma il babà è l’unico dolce che dinanzi al Re non c’è andato: c’è nato.
P.S.: I progetti utopistici di Re Stanislao si realizzarono in pieno: di fronte a una guantiera di babà tutte le controversie si appianano, e la Pace e la Concordia regnano sovrane.
Un grande sapore ha sempre la meglio sui dissapori: grandi o piccoli che siano.

martedì, aprile 04, 2006

CASATIELLO
Una delle prelibatezze napoletane che si mangia a Pasqua è il casatiello,una torta salata che si prepara il sabato santo e si mangia proprio la sera.Il termine casatiello deriva da "caso"che vuoldire formaggio,infatti è pieno di formaggio pecorino.
Ingredienti:
500 g. di farina
300 g. di ciccioli
200 g. di salame
150 g. di sugna
40 g. di lievito
4 uova sode
pepe
sale
Disponete la farina a fontana; al centro mettete un po' di lievito stemperato in acqua tiepida; aggiungete il sale, una cucchiaiata di sugna (strutto) ed impastate. Mettete a lievitare la pasta sotto un panno di lana. Quando la pasta sarà aumentata di volume, lavoratela ancora, aggiungendovi il pepe. Spianatela, ungetela con la sugna spargetevi il salame a dadini, i ciccioli e avvolgetela per formare un rotolo. Ungete di sugna uno stampo con il buco centrale e ponete il tortano di pasta facendo aderire bene le estremità. Sulla superficie mettete qualche uovo intero. Dopo averlo fatto lievitare nuovamente, infornate il tortano e fate cuocere a fuoco moderato. Servitelo a tavola freddo.

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FRITTATINE
Ingredienti:
400g di bucatini
250g di provola
200g di prosciutto cotto(una sola fetta)
200g di piselli
300g di carne macinata
passata di pomodoro
besciamella
3 uova
cipolla
parmiggiano
sale e pepe
farina e pangrattato
Preparazione:
Preparare un sugo con cipolla,olio,carne macinata e metà passata di pomodoro e far cuocere per un pò di tempo.Nel frattempo scaldare la pasta in abbondante acqua salata,dopodichè aggiungere tutto il sugo fatto e lasciar raffreddare il tutto.Preparare la besciamella con 1/2l di latte,3 cucchiai rasi di farina,un pò di sale,un pò di burro e noce moscata,mettere sul fuoco finchè nn si addensa,alla fine aggiungere una manciata di parmiggiano.Dopo unire anche la besciamella alla pasta con il sugo e lasciar raffreddare ancora,(sarebbe meglio se la pasta verrebbe scaldata la sera prima).Nel frattemposi raffredda il tutto,mettere un pò di burro,piselli,e prosciutto a dadini in una padella e far cuocere una 15 di minuti.Dopodichè mettere 3 rossi d'uovo,tenendo l'albume da parte,che servirà dopo,un pò di parmiggiano,pepe esale a piacere ed amalgamare bene,poi prendere un pò di pasta nella mano e mettere dentro provola a dadini,piselli con il prosciutto poi ricoprire con altra pasta e modellare con le mani dandole la forma.Passare nella farina poi nell'albume montato a neve e poi nel pangrattato,friggere in abbondante olio e servire calde.Ivostri ospiti rimarranno a bocca aperta quando assaggeranno questa delizia,ve lo garantisco!

BUON APPETITO!

lunedì, aprile 03, 2006



SPAGHETTI ALLE VONGOLE

Ingredienti:
400g di spaghetti
800g di vongole
4-5 pomodorini
1 spicchio d'aglio
prezzemolo tritato
olio,sale,peperoncino
1/2 bicchiere vino bianco
Preparazione:
Soffrigere aglio,olio e peperoncino getta dentro le vongloe lavate,poi i pomodorini tagliati a metà,e il vino bianco,lasciar evaporare e cuocere una decina di minuti.Nel frattempo mettere una pentola con abbondante acqua salata a bollire,calare la pasta e togliere al dente saltarli in padella,nel sughetto e alla fine aggiungere il prezzemolo tritato e servire.

BUON APPETITO!

ricette napoletane


ARANCINI DI RISO

Ingredienti:

500g di riso

150g di mozzarella

100g di parmiggiano

100g di prosciutto tagliato in unica fetta

200g piselli

1 cipolla

pangrattato

3 uova

burro

passata di pomodoro

1 cubetto di dado

sale e pepe q.b.

Procedimento:

fate rosolare cipolla e olio poi aggingere metà passat di pomodoro e lasciar cuocere,dopodichè aggiungere il dado e acqua portare ad ebollizione e immergere il riso lasciandolo cuocere per 20 minuti facendo asciugare tutta l'acqua.Mettere il riso in un tegame e lasciar raffreddare.Nel frattempo rosolare il burro,cipolla e prosciutto cotto in una padella aggiungere i piselli e lascier cuocere una mezz'ora.

Una volta raffreddato il riso aggiungere parmiggiano,3rossi d'uovo,tenendo il bianco da parte,pepe sale e amalgamare il tutto x bene.Poi formare delle palline mettendo al centro i piseelli con il prosciutto,che sono stati cotti prima,la mozzarella a dadini e chiudere il tutto aggiustandoli con le mani,dopodichè passarli nell'albume montato a neve e nel pangrattato,friggerli in abbondante olio d'oliva e serviteli caldi.

BUON APPETITO!